PEDRO ZAMORA, BIBLIOTHEK

THE THIRD CHAPTER DEVOTED TO THE POETIC OF PAINTING/NO-PAINTING.

A KYND OF VIRTUAL LIBRARY WHERE THE BOOK IS THE PROTAGONIST AND THE POWER OF HIS METAPHOR CAN HAVE MANY MEANINGS

Dopo “Dialoghi del silenzio” nel 2015 e “Non finito” nel 2016 ecco il terzo capitolo dedicato alla poetica della pittura/non pittura dove, in una sorte di biblioteca virtuale “Bibliothek” appunto, il libro è spesso il protagonista nelle opere dell’artista di Malaga. 

La potenza della metafora riferita al libro può avere molte valenze ricche di simbolismi.
Il libro è intendibile in senso scultoreo quando è completo, intero. Il libro bianco e non scritto può sapientemente riportarci all’allegoria dell’eroe nella letteratura classica. Il libro ripiegato su di sé rimanda al concetto che spesso Goethe ha evidenziato nei suoi scritti dove il libro è visto in sé per sé come oggetto in senso compiuto, con una vita propria fatta di racconti vissuti soggettivamente. Il libro senza testo interno è vacuo.
Dopo più di dieci anni di lavori artistici creati utilizzando cartoni abbandonati nella strada, ciò che attrae Pedro Zamora sono i libri gettati nella spazzatura, i colori, i contenuti… e non solo.
Un viaggio introspettivo dove l’arte e la pittura sono sempre e comunque i cardini per l’artista spagnolo. Nulla conta più della pittura per lui, qualunque sia la forma di espressione creativa.
Colore, forma e disposizione interna all’opera sono di una centralità basilare per Zamora. Il tono, il contrasto di colori e la numerologia (il ritmo e ordine nelle cose) fanno da fil rouge in tutta l’esposizione.
In “Cestino di Dio”, metallico, con dodici carte ripiegate; la rappresentazione simbolica guarda ai dodici apostoli che hanno raccontato il messaggio divino al mondo intero.
Mentre in “Joie de vivre” la celebrazione è esplicitamente rivolta all’opera “picassiana”, ricca di riferimenti mitologici alla danza della vita e alla presenza nell’opera di colori sfavillanti su uno sfondo nero e intenso. Infine, ma non per ultimo, si giunge alla potente immagine d’arte visiva presente nell’opera “Rovescio I e II”. Due cornici “adottate” dall’immondizia ci raccontano un epilogo che è molto attinente alla poetica di tutta la mostra, quello del gioco della “presenza/assenza” – “pittura/senza pittura” –  Il concetto di accumulazione di oggetti abbandonati si dipana di fronte alla vista del fruitore come si trattasse di una favola francese.

JOIE DE VIVRE